Chi si soffermava sulle disgrazie della Patria? Non loro, non quelli che quella sera partivano. Il panico cancellava tutto ciò che non era istinto, fremente moto animale della carne.

Carissimi BookLovers,

come accennato nell’ultimo WWW Wednesday, avevo in lettura questo libro da un po’ di tempo ma stavo procedendo a rilento. Ora finalmente l’ho finito e posso raccontarvi del mio percorso con quello che è considerato il capolavoro di questa amatissima autrice.

Data prima pubblicazione: 2005
Casa editrice: Newton Compton
Pagine: 378
Prezzo: € 4,90

Immergersi nel mondo di Irène Némirovsky significa perdersi fra le pagine di un affresco sociale scritto in diretta. Una cartolina dal passato in cui una donna acuta e intelligente non ha paura di criticare i suoi contemporanei e di svelare i lati più oscuri dell’animo umano.

Ultimo testamento dell’autrice, Suite francese fu pubblicato postumo nel 2004. Irène vi lavorò dal 1941 al luglio del 1942, quando fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove morirà un mese più tardi. Il manoscritto, custodito in una valigia che le figlie della donna portarono con sé fino alla fine della guerra, venne in seguito conservato dalla figlia Denise che decise di svelarne l’esistenza solo alla fine degli anni Novanta.

Si iniziò allora a esplorare l’ambizioso progetto editoriale della Némirovsky: scrivere una sinfonia in 5 atti che avrebbe dovuto rappresentare un affresco storico del periodo che la Francia e l’autrice stavano vivendo. Della pentalogia ideata, la Némirovsky portò a termine solo le prime due parti, lasciando ai posteri i titoli e brevi intrecci delle altre tre.

La prima parte, Tempesta di giugno, racconta l’esodo dei parigini che, all’indomani del 4 giugno 1940, a seguito del primo bombardamento tedesco sulla città, decidono di rifugiarsi in campagna o in città più tranquille. La fuga rocambolesca dalla capitale è mostrata attraverso gli occhi di cinque gruppi di personaggi: l’alto-borghese famiglia Péricand, lo scrittore Gabriel Corte con l’amante Florence, il ricco scapolo Charlie Langelet, i coniugi Michaud e la famiglia contadina dei Sabarie.

La seconda parte, Dolce, è invece interamente ambientata nella cittadina di Bussy durante i mesi dell’occupazione tedesca. Protagoniste principali sono la signora Angellier e sua nuora Lucille, che attendono il ritorno dalla guerra del figlio/marito Gaston. La loro già precaria convivenza viene però messa a dura prova dall’arrivo, in casa, del tenente tedesco Bruno von Falk, del quale Lucille, sposa per volere del padre, si invaghisce, ricambiata. Attorno a loro emergono altre figure del paese, i Sabarie, i visconti di Montmort, i tedeschi acquartierati nelle case del villaggio.

Suite francese è tutto quello che l’autrice ha sempre testimoniato di voler perseguire con le sue opere: un grande romanzo corale attraverso il quale, in un complesso intreccio di personaggi e vicende la Némirovsky si conferma un’attenta esploratrice dell’anima umana e un’autrice impietosa, desiderosa con le sue parole di smascherare i più inconfessabili pensieri umani. A essere colpiti sono soprattutto i rappresentanti dell’alta borghesia, che dietro la loro facciata di accondiscendenza e carità cristiana nascondono un rigido schema di divisioni sociali che li porta ad affossare chiunque non sia considerato al loro livello.

La cuffietta costituiva un vero e proprio pomo della discordia fra le due perché Tata detestava quei copricapo che le venivano imposti, “così aggraziati”, pensava la signora Péricand, “così adatti alle persone di servizio”, perché era convinta che ogni classe sociale dovesse recare addosso un segno distintivo della propria condizione, in modo da evitare qualsiasi errore di valutazione, qualcosa di equivalente ai cartellini dei prezzi nei negozi.

Senza ipocrisia, l’autrice racconta il vero volto della guerra, che invece di appianare le differenza di classe, di acuire il senso di solidarietà verso i più bisognosi e di unire un popolo contro l’invasore, è foriera di tutti i peggiori sentimenti che possono scaturire dall’animo umano. Mentre il mantra ricorrente sembra essere “mors tua vita mea”, i sentimenti più forti sono l’egoismo, l’ipocrisia e la vigliaccheria.

“Ebbe un brivido. Non era fatto per essa. Non era fatto per il mondo che sarebbe nato da quella carogna, come un verme che esce da un sepolcro. Un mondo brutale, feroce, in cui ci si sarebbe dovuti difendere da belve fameliche. Si guardò le belle mani che non avevano mai lavorato (…) Non somigliava alla maggior parte degli uomini. Le loro ambizioni, paure, viltà e clamori gli erano estranei. Lui viveva in un universo di pace e luminosità.”

Leggere Suite francese non è però stato facile. Innanzitutto c’è da dire che quando ho iniziato la lettura mi sono trovata davanti a un inspiegabile (si fa per dire) mistero: dov’era l’opera di cui avevo letto la trama e che mi aveva portato a scegliere questo libro?!? Lungi da me andare alla ricerca personale di spoiler, aspetto sempre di terminare un libro per immergermi nel mondo dell’autore e nella genesi della sua opera. Questa volta però ho dovuto fare un passo indietro e informarmi meglio per poi scoprire che la sinossi proposta dalla CE (così come il film che non ho visto ma di cui avevo letto la trama) non racconta che metà dell’opera. Perché? La scelta in fondo non fa che comprimere il complesso mondo descritto dalla Némirovsky, oltre che fuorviare il lettore che, se non precedentemente informato, non è consapevole  della prima parte dell’opera che è, a mio avviso, anche la più complessa.

Tempesta di giugno è stato infatti un arrancare continuo. Pur avendo letto altro dell’autrice, e quindi conoscendo il suo stile, spesso mi perdevo nelle descrizioni e nella prosa pesante, nonché nei salti fra i vari personaggi e le loro personali vicende. Ciò nonostante, la capacità dell’autrice di raccontare la povertà d’animo umana compensa questa lentezza. I personaggi che nella fuga pensano a mettere in salvo l’argenteria, le porcellane, i loro manoscritti rivelano tutta la loro bassezza e ispirano il leggero sarcasmo dell’autrice. Come non ridere e insieme inorridire di fronte alla signora Péricand che nella fuga dalla casa in fiamme in cui ha trovato riparo dimentica il vecchio suocero malato e decide di non tornare indietro a prenderlo?!?

La seconda parte scorre invece più spedita. Eliminati i salti geografici, circoscritta la marea di personaggi, l’autrice toglie fuori il peggio della vita di campagna, fatta di giudizi gratuiti, di occhi che spiano, di accuse reciproche. In queste pagine si respira un’aria più intima e casalinga, mentre l’attenzione del lettore si divide fra i tormenti interiori di Lucille

Dicevano a se stessi che la ragione, persino il cuore potevano renderli nemici, ma che esisteva un accordo dei sensi che nulla avrebbe potuto infrangere, la muta complicità che lega in un comune desiderio l’uomo innamorato e la donna concorde.

Lui le mormorava in tedesco parole sconosciute. Straniero! Era uno straniero! Un nemico, malgrado tutto e per sempre, con la sua uniforme verde, quei capelli di un biondo di altre contrade , quella bocca ingenua.

e i rapporti fra i locali e gli occupanti:

in fondo quei tedeschi erano dei bambinoni perché prendevano per oro colato gli omaggi che si tributavano loro, che si era costretti a tributare perché, in sostanza, erano i padroni.

Era tardi, ma nessuno pensava a dormire. Tutti volevano assistere alla partenza dei tedeschi. In quelle ultime ore, una sorta di melanconia, di umana dolcezza legava gli uni agli atri, vinti e vincitori.

Il sarcasmo è però ancora presente, lieve aleggia nei discorsi e nelle descrizioni, soprattutto del ceto aristocratico. Così la viscontessa di Montmort

Usava il plurale con quel sentimento di vergogna che di fronte a un infelice ci induce a fingere malanni simili ai suoi (ma l’egoismo deforma con tale ingenuità le nostre migliori intenzioni che a un tubercolotico all’ultimo stadio diciamo con la massima innocenza: “La compiango, so cosa significa, anch’io da tre settimane ho un raffreddore di cui non riesco a liberarmi”).

Leggere Suite francese è come fare un salto nel tempo, tanto è vivida e realistica la capacità dell’autrice di raccontare il mondo a lei contemporaneo. Preparatevi a togliere fuori i vostri più sentiti sentimenti di antipatia e di disgusto perché quello che l’autrice fa è spogliare ognuno dei suoi personaggi della sua finta umanità.

E voi, avete letto questo libro? Cosa ne pensate?

Vi aspetto per commentare insieme!

A presto!

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