“La natura. Era un’altra cosa che la guerra non sarebbe riuscita  a portarmi via. I nazisti non potevano fermare il vento e la neve. I russi non potevano prendere il sole e le stelle.”

Carissimi BookLovers,

come vi avevo anticipato nel WWW Wednesday di questa settimana, ho letto questo libro tutto d’un fiato poi mi sono presa alcuni giorni per riprendermi e organizzare le idee. Oggi vi spiego finalmente perché ho avuto bisogno di un po’ di tempo per parlarvene.

Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 352
Prezzo: € 16,90

Trama Garzanti

Il vento solleva strati leggeri di fiocchi ghiacciati. Joana ha ventun anni e intorno a sé vede solo una distesa di neve. È fuggita dal suo paese, la Lituania. È fuggita da una colpa a cui non riesce a dare voce. Ma ora davanti a sé ha un nuovo nemico: è il 1945 e la Prussia è invasa dalla Russia. Non ha altra scelta che scappare verso l’unica salvezza possibile: una nave pronta a salpare verso un luogo sicuro. Eppure la costa è lontana chilometri. Chilometri fatti di sete e fame. E Joana non è sola. Accanto a lei ci sono altre anime in fuga, ognuna dal proprio incubo, in viaggio verso la stessa meta. Emilia, una ragazza polacca che a soli quindici anni aspetta un bambino, e Florian, un giovane prussiano che porta con sé il peso di un segreto inconfessabile. I due hanno bisogno di Joana. Perché lei non ha mai perso la speranza. Perché la guerra può radere al suolo intere città, ma non può annientare il coraggio e la voglia di vivere. È grazie a questa sua forza che Joana riesce ad aiutare Emilia nella gravidanza e a far breccia nel carattere chiuso e diffidente di Florian. I loro giorni e le loro notti hanno un’unica eco: sopravvivere. E quando la nave finalmente si intravede all’orizzonte, la paura vorrebbe riposare in un porto sicuro. Ma Joana sa che non si finisce mai di combattere per la propria vita, ed è pronta ad affrontare ogni ostacolo, ogni prova, ogni scherzo del destino…

La mia opinione

Leggere questo romanzo è stata una vera e propria esperienza, un salto temporale nei sentimenti di paura, speranza, amore, tradimenti che solo un racconto di guerra magistralmente scritto può suscitare.

Attraverso la voce parallela dei quattro protagonisti, Ruta Sepetys è riuscita a raccontare in modo vivido, toccante, coinvolgente uno scorcio di storia della Seconda Guerra Mondiale poco noto a chi studia sui libri di scuola, l’Operazione Annibale e l’affondamento della nave Wilhelm Gustloff. Il romanzo segue idealmente questi due momenti, collegati storicamente fra loro, e li racconta in modo vivido e feroce.

Siamo nel gennaio del 1945 e le sorti della guerra sono ormai segnate. L’Armata Rossa avanza inesorabile verso la Germania nazista, mentre migliaia di tedeschi residenti nella Prussia Orientale iniziano un lungo peregrinaggio verso le coste del mar Baltico per imbarcarsi verso la Germania. In questo inverno freddo, ostile, difficile, si intrecciano le storie di Joana – giovane infermiera lituana che cerca di ricongiungersi alla madre, Florian – tedesco prussiano che per misteriose ragioni non è stato arruolato nell’esercito e Emilia – quindicenne polacca che deve far di tutto per non lasciar trasparire la sua nazionalità ai tedeschi. I tre si incontrano in quella che dovrebbe essere per migliaia di persone la via della salvezza e, fra paure e diffidenze, finiranno per condividere speranze e amicizia. Intorno a loro un corollario di magnifici, divertenti e intraprendenti personaggi secondari: c’è il bambino orfano, c’è il vecchio “poeta delle scarpe” che riconosce una persona dallea sue calzature, c’è “Eva la spiacente” con la sua lingua tagliente e la sua tendenza a dire sempre la verità, c’è Ingrid la cieca, che il gruppo deve proteggere a ogni costo. A fare da antagonista al variopinto gruppo troviamo  Alfred, diciassettenne marinaio con manie di protagonismo, totalmente asservito alla causa nazista e con veramente poco sale in zucca.

L’Operazione Annibale fu una delle più massicce campagne di evacuazione. Migliaia di civili tedeschi e baltici furono portati in salvo via mare. Altri terminarono il loro viaggio al largo delle coste polacche. La seconda parte del romanzo racconta infatti della più tragica – eppure per molti versi sconosciuta – sciagura marittima al mondo. La Wilhelm Gustloff, la nave in cui si imbarcano i protagonisti, salpò dal porto di Gotenhafen, in Polonia, la mattina del 30 gennaio 1945. Quella stessa notte tre siluri sovietici raggiunsero la nave, decretandone l’affondamento. Benché non ci siano dati certi, si stima che la nave trasportasse più di 10 mila persone. Di queste solo 1.320 si salvarono.

Il racconto dei due episodi è vivido e fervente sotto la penna dell’autrice. Così vivido che alla fine rimani svuotato, pensando alle storie di speranza e morte che si intrecciano in questo romanzo. Benché si tratti di storia romanzata, i quattro protagonisti danno voce alle migliaia di bambini e adolescenti costretti a fuggire e a combattere da soli il mostro della guerra.

Lo stile dell’autrice, asciutto, rapido, vivido ha contribuito a trasformare in immagini le parole. Ma immaginare l’affondamento della nave è stato ancora più semplice perché le descrizioni riportano alla mente le sequenze del film Titanic, lasciando una scia di sentimenti evocati in contemporanea dal film e dalle descrizioni del libro sulle ultime vicende dei protagonisti.

Infine, ho trovato interessante e vincente la scelta di usare una narrazione a quattro voci. Il racconto acquista tridimensionalità, mentre la brevità dei capitoli, da un minimo di una pagina a un massimo di tre per personaggio, evita inutili ridondanze e mantiene lo stile asciutto e essenziale.

Un punto di demerito va invece alla scelta del titolo. La neve è una grande nemica dei viaggiatori di questo romanzo. Il freddo è un assassino ingiusto.  In che punto la neve ha protetto i nostri viaggiatori?

Lasciatemelo dire, questo romanzo merita assolutamente di essere letto, e non solo dagli amanti del genere. Alla fine della storia avevo le lacrime agli occhi. La portata della tragedia che si racconta è arrivata tagliente come una lama a insegnarmi uno scorcio di storia che non conoscevo. Se volete imparare qualcosa in più ma volete mantenere lo stile del romanzo, quest’opera fa per voi. Per quanto mi riguarda entra a pieno titolo fra i miei libri preferiti su questa tematica, accanto al Diario di Anna Frank e a Olocausto di Gerald Green (di questo libro vi ho parlato nella mia primissima recensione, se ancora non l’avete letta potete trovarla qui).

Vi lascio con queste poche righe dal libro, sperando che vogliate scoprire a chi appartengono e quali segreti celino i giovani protagonisti:

“Il senso di colpa è un cacciatore.”

“Il destino è un cacciatore.”

“La vergogna è una cacciatrice.”

“La paura è una cacciatrice.”

Con questo vi saluto e vi aspetto, come sempre, per commentare insieme.

A presto!

 

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