Mi infilo nel letto e spengo la luce. Non riuscirò a dormire, ma devo provarci. Un giorno smetterò di avere gli incubi e di rivivere quella scena nella mia mente, ma mi aspetta ancora una lunghissima notte. E domattina devo alzarmi presto per prendere il treno.

Carissimi BookLovers,

il libro di cui vi parlo questa settimana è uno dei più letti degli ultimi due anni. Ho aspettato tanto a leggerlo perché spesso temo che questi grandi successi possano deludermi. Cosa ne penso? Continuate la lettura per scoprirlo 😉

Autore: Paula Hawkins
Pagine: 306
Anno pubblicazione: 2015
Editore: Piemme
Prezzo: € 19,50

 

Trama

Rachel, a pezzi dopo la fine del suo matrimonio, cade nella rete dell’alcolismo. Sola, senza amici e famiglia, senza lavoro, ogni giorno prende il treno per Londra e passa davanti alla casa che fino a qualche anno prima era la sua. Da questa posizione “nascosta” Rachel può osservare la vita che l’ex marito si è costruito con la nuova moglie nella loro casa, ma anche fantasticare sui vicini, Jess e Jason li ha chiamati, che per lei rappresentano il prototipo della coppia perfetta, quella che lei e Tom non potranno più essere. E proprio lo sgretolarsi dei castelli in aria su questa coppia porterà Rachel a rimettersi in gioco.

La mia opinione

Iniziando a scrivere questa opinione mi sono chiesta: quanto posso svelare a voi, miei lettori, di questo libro? Una  domanda a mio avviso più che lecita, se si pensa che ci troviamo davanti a un “caso letterario” e io non so in quanti, come me fino a poco tempo fa, abbiano resistito dal leggerlo. D’altra parte La ragazza del treno è stato un vero e proprio successo editoriale, supportato anche da una massiccia campagna pubblicitaria. Al primo posto per 13 settimane nella lista dei best seller del New York Times e con oltre 15 milioni di copie vendute nel mondo. Eppure molti lettori hanno espresso la loro perplessità definendolo, per contro, un caso “gonfiato”.

Ho esordito dicendo che io stessa avevo quasi timore ad approcciarmi alla lettura, tanto era il clamore intorno al libro. Eppure devo dire che il romanzo mi è piaciuto.  L’ho letto d’un fiato e, sebbene possa concordare con coloro che l’hanno definito sopravvalutato, si è pur sempre trattato di una lettura piacevole, dallo stile semplice e scorrevole.

Sopravvalutato perché, se l’idea di fondo mi è sembrata originale – il treno come luogo da cui spiare le vite degli altri si trasforma nella trappola di Rachel che, già condizionata dal suo alcolismo, deve rimettere insieme i pezzi di quello che ha visto e della sua vita – così come lo svolgimento sotto forma di diario a più voci, il finale invece mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Cosa ha decretato quindi questi pareri così discordanti? Ho deciso qui di fare un appunto dei miei pro e contro del romanzo, per capire come mai, in definitiva, viste le coppie vendute, l’ago della bilancia penda inesorabilmente verso i pro.

Lati positivi:

  • La narrazione a tre voci, Rachel-Megan-Anna, ha permesso di delineare i personaggi femminili senza però cadere nella rete della loro mente. Non c’è un reale approfondimento della psicologia femminile, eppure l’autrice è riuscita a creare la giusta distanza fra loro e il lettore, permettendo di valutare i personaggi con distacco  e di evitare, per contro, di immedesimarsi in loro, mantenendo quindi un giudizio critico e imparziale. Nessuno vorrebbe essere Rachel, Megan o Anna. Anzi, ognuna delle tre ha quel mix giusto per accendere nel lettore sentimenti distaccati di affetto, rabbia e antipatia.
  • Una trama che per intreccio, situazioni assurde e incomprensioni cattura il lettore e lo coinvolge quel che basta per voler proseguire la lettura. Poco importa se le azioni che muovono tutto il romanzo e conducono all’epilogo siano tra le più comuni e banali al mondo.
  • Lo stile semplice, incalzante e veloce. Scandito come un diario, con l’indicazione dei giorni e dei momenti della giornata, permette di ripercorrere logicamente gli eventi rompendo però la narrazione in modo da non rendere i capitoli troppo lunghi o intricati.

Lati negativi:

  • L’analisi dal solo punto di vista femminile dei personaggi maschili. Il lettore è incapace di crearsi un quadro quanto più veritiero possibile di loro, in particolare di Scott e di Tom, tanto è l’immagine deformata che viene resa dagli occhi delle tre donne.
  • I personaggi femminili stereotipati. Il romanzo ruota completamente intorno a queste tre donne che mostrano una inusuale debolezza e un altrettanto inusuale attaccamento alle figure maschili che le circondano. Molti potrebbero vedere nelle tre protagoniste la sconfitta del femminismo, e forse hanno anche ragione. Rachel, Megan e Anna sono incapaci di far fronte ai cambiamenti della vita, legate al simbolo della famiglia perfetta che si realizza tramite la maternità, irrequiete, desiderose di crearsi un ovile caldo e sicuro in cui cullarsi nella loro idea di “vita perfetta”, eppure, involontariamente, vittime dei loro uomini.
  • Il finale banale. Come già accennavo, il finale purtroppo non regge le aspettative. Per alcuni è fin troppo scontato. In effetti a posteriori è così, ma devo dire che io mi ero costruita tutto un film mentale che, alla fine, sono stata travolta dalla semplicità della soluzione. E solo a posteriori ho riflettuto sul fatto che proprio la delineazione psicologica delle tre donne non poteva che portare verso quella strada. Ho voluto vedere più di quanto non ci fosse ma forse, proprio sfruttando i tratti psicologici delle tre donne, si poteva arrivare a una conclusione più d’effetto. E non parlo di colpi di scena ma proprio di scelta del colpevole.

Perché più pro che contro, quindi? Perché la Hawkins aveva sicuramente del buon materiale su cui lavorare per l’evoluzione della trama. Già riuscire a creare dei personaggi femminili così stereotipati eppure così vicini al lettore ha decretato un punto a favore. Queste donne sono delle figure  patetiche, quasi indigeste nel loro muoversi perenne nell’autocommiserazione. Eppure nel leggere della lotta di Rachel contro l’alcolismo, della voglia di evasione di Megan e della tenacia di Anna per tenersi stretto ciò che lei stessa ha sottratto a un’altra donna capisci che, in realtà, vivono uno stato di torpore da cui solo un evento traumatico per le loro patetiche vite le può scuotere. L’evento c’è stato ma la palla non è stata colta in pieno. Peccato.

E voi, cari lettori, cosa ne pensate di questo libro?

Vi aspetto per commentare insieme.

A presto!

Annunci