Mentre salivano lentamente le scale, Lily si scoprì a guardare in basso, oltre la balaustra, scrutando la stanza che le aveva ospitate per gli ultimi otto anni.

Carissimi BookLovers,

come promesso, eccomi a pubblicare la mia opinione su La casa in fondo al viale. Ho divorato questo libro in due giorni e questo già vi suggerirà che si tratta di una lettura che mi ha appassionato e coinvolto.

Autore: Hollie Overton
Pagine: 282
Anno pubblicazione: 2017
Editore: Mondadori
Prezzo: 19,00 €

Trama Mondadori

L’inferno in terra, quale altra definizione per una stanzetta senza finestre di quaranta metri quadri in cui Lily è stata tenuta prigioniera da uno psicopatico, da un collezionista di donne? Ma per la prima volta, dopo otto lunghi anni, Lily non sente il clic del chiavistello che, ogni maledetto giorno, è stato la sua condanna. Terrorizzata di essersi sbagliata, la ragazza prova a forzare la porta, che è aperta. Aperta. Davanti a lei un freddo cielo di stelle, un bosco innevato, una notte spettacolare e silenziosa che le toglie il fiato. Corri Lily, non badare al freddo, segui la Highway 12, quella che porta a casa tua, alla casa dei tuoi genitori, sono soltanto dieci chilometri. E quando sarai lì grida forte: “Mamma, sono io. Sono tornata”. Diabolicamente orchestrato, il thriller della Overton ci risucchia dalla prima pagina per scaraventarci in un mondo che soltanto Lily poteva pensare non fosse cambiato, una realtà fatta di bugie e di misteri non confessati. Sua sorella gemella adesso è cambiata, non indossa più il maglione per cui avevano furiosamente litigato, a sedici anni, il giorno prima del rapimento. Ora è una donna pericolosa e instabile che non ha avuto alcun scrupolo a mettersi con l’ex di Lily, un rancore sordo la possiede e la spinge fatalmente verso il rapitore della sorella che è stato arrestato e ora, in prigione, ha un piano per vendicarsi di Lily.

La mia opinione

Un libro che tiene incollati alle pagine e ti costringe ad andare avanti, a scoprire di più sulla vita nuova e passata dei protagonisti. Più che un thriller, come potrebbe sembrare a un primo  sguardo, si tratta di un family drama fortemente psicologico in cui l’autrice riesce a incrociare i fili delle vite dei protagonisti, addentrandosi nei complicati rapporti familiari che seguono la scomparsa di una persona cara. Anche se il romanzo prende vita dalla fuga di Lily dalla cella che era stata per otto anni la sua casa, è indubbio che il suo ritorno dal regno dei morti non possa rimettere in gioco i fragili equilibri apparentemente raggiunti. Il romanzo si rivela quindi un’opera corale in cui il lettore può seguire i pensieri, le paure, i desideri celati di Lily, di Abby e della madre Eve. Tre donne, che sembrano più resistere che esistere, incollate al passato e alle colpe che si sono negli anni assegnate. C’è Lily, che annaspa e solo dopo molto tempo accetterà di aver bisogno di cure psicologiche che le ridiano fiducia nel mondo e in sé stessa. C’è Eve, che cerca pace e conforto nelle persone, guarda la vita della figlia che le è rimasta sgretolarsi ma senza essere capace di ricucire gli strappi che hanno fratturato la sua famiglia. C’è Abby, che si punisce in ogni modo fisico e psicologico in cui può punirsi una gemella che si sente colpevole di aver abbandonato la creatura a lei più cara, cercando la redenzione nell’unico modo che il suo odio per il rapitore della sorella può concepire. Queste tre donne sono l’emblema della fragilità eppure anche della forza che ognuno può trovare per andare avanti e, infondo, per vivere nonostante tutto. E infine c’è Rick, il  rapitore, la presenza che fino alla fine aleggerà sulle loro nuove vite e porterà al compimento della loro rinascita.

Due appunti mi vengono spontanei in questa riflessione finale. Il primo riguarda il titolo, che a mio avviso poteva rimanere più vicino all’originale Baby Doll, ovvero bambolina. Il titolo italiano vuole (forse?) sottolineare la vicinanza della prigione di Lily con la casa in cui era cresciuta, ma di fatto la valenza stessa della casa in questo romanzo è del tutto irrilevante, mentre chi ha letto o leggerà il romanzo si accorgerà che il titolo inglese ha un suo perché nella storia.

Il secondo appunto riguarda come, nella copertina, si parla del rapporto fra le gemelle. Si enfatizza la presenza di due gemelle “l’una contro l’altra”, e di come Abby non si fosse fatta scrupolo a prendere tutto ciò che era di Lily. Sembrerebbe quasi di aprire il romanzo e trovarsi davanti due donne che si odiano, e che il tutto ruoti intorno a questo rapporto conflittuale. Niente di più falso. Non solo perché, come detto, si parla di un romanzo in cui vengono analizzati più punti di vista, ma anche perché il ritrovarsi di Lily e Abby, così vicine eppure così lontane, una ancorata al passato e l’altra proiettata suo malgrado verso il futuro, le porta ad avvicinarsi sempre più, a cercarsi, a fare e farsi del male e infine perdonarsi. E anche se quella che sembra pronta a sacrificare tutto per la gemella è Abby – complice un’accusa di colpevolezza che si è cucita addosso – in realtà la fragilità di Lily dimostrerà che alla fine non sacrificherebbe mai la sorella all’altare di un passato che solo uscita dalla sua cella capisce non esistere più. Per otto anni i pensieri di quello che si era lasciata alle spalle hanno permesso a Lily di sopravvivere in un immobilismo temporale che si sfalda pian piano con il suo ritorno. Solo l’amore della sorella e per la sorella è li, immutato, solida roccia a cui sacrificare le aspirazioni e i sogni adolescenziali e capire che ormai è ora di lasciarsi tutto alle spalle. Così Lily e Abby saranno in grado di perdonare sé stesse e di perdonarsi fra loro, sapendo di avere un solo nemico a cui far fronte, il rapitore di Lily, che ancora le porta ad annaspare.

E voi, cosa pensate di questo romanzo? L’avete letto o avete in mente di leggerlo?

Vi aspetto per commentare insieme!

A presto!!!

 

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