“Le lacrime iniziarono a scendere senza che quasi me ne accorgessi, come se fosse naturale. Si fondevano con le gocce di pioggia che rigavano il mio volto.”

Carissimi BookLovers,

eccomi qui a parlarvi, finalmente, dell’ultima lettura terminata. Ci ho messo un po’ a finire questo libro, e ora non vedo l’ora di parlarvene e di convincervi a leggerlo 😉.

Partiamo quindi con il riepilogo dei dati.

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Autore:Sacha Batthyany
Anno pubblicazione: 2016
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 279
Prezzo: 18,00€

Trama

La notte del 24 marzo 1945, la contessa Margit Batthyamy-Thyssen e il marito, ricchi eredi di una tra le dinastie più in vista della Germania nazista, danno una festa principesca per le SS del distaccamento locale nel loro castello di Rechnitz, al confine tra Austria e Ungheria. Intorno alla mezzanotte, la furia dei nazisti – e forse di tutti gli ospiti – si abbatte su un gruppo di ebrei ungheresi rinchiusi vicino alla proprietà in attesa di essere deportati. Vengono uccisi in centottanta, dopo aver scavato lo propria fossa, mentre al castello il ricevimento continua, si balla e ci si ubriaca. Ma uno dei peggiori crimini nazisti della fine della Seconda guerra mondiale è per l’autore una questione personale: la “padrona di casa dell’inferno” è Margit, una zia di cui in famiglia non si parla mai. Era presente all’eccidio? Vi ha partecipato? Che cosa è veramente accaduto quella notte? Per rispondere a queste domande Sacha Batthyany, guidato dal diario della nonna che a sua volta nasconde un segreto inconfessabile, intraprende un viaggio alla ricerca della verità, dalla Svizzera in cui è cresciuto all’Ungheria delle origini della sua famiglia, dall’Austria del dopoguerra alla Siberia dei Gulag, fino a Buenos Aires, nel salotto di una sopravvissuta di Auschwitz, dove scopre il segreto che cambierà lo sua vita e il suo destino. “È il patto segreto di noi discendenti, nipoti dei carnefici o delle vittime. Tutti noi andiamo a prenderci qualcosa, un pezzo di esistenza.”

La mia opinione

Una festa di SS. Una notte maledetta. Il tragico segreto della mia famiglia.

È con questo sottotitolo che si presenta al lettore questo libro. Un romanzo, scritto dal giornalista svizzero Sacha Batthyany (discendente di una delle più antiche dinastie europee) che promette di essere il racconto su uno degli ultimi eccidi commessi dai nazisti ai danni degli ebrei. In realtà il titolo italiano è fuorviante rispetto all’originale tedesco, che può essere tradotto come “E cosa ha a che fare con me? Un crimine del marzo 1945. La storia della mia famiglia”. Si, perché, se appena iniziato questo libro pensavo, come detto, di calarmi nella storia di quella festa e di quell’eccidio, le mie attese sono state spazzate via. La storia della zia Margit e di Rechnitz, che si concentrano nella prima parte del libro, sono infatti il pretesto dell’autore per scavare nella storia della sua famiglia e per risalire alle sue radici, per riannodare i fili di un passato che sente muovere ancora le sue azioni e condizionare i suoi rapporti con gli altri. Da Rachnitz allo studio del suo psicanalista, dai gulag russi dove suo nonno fu tenuto prigioniero al castello ungherese della sua nobile famiglia fino a Buenos Aires, Batthyany riannoda i fili degli ultimi settanta anni di storia di una delle famiglie più antiche d’Ungheria, spazzata via dalla caduta della nobiltà dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il suo è un percorso alla ricerca di sé stesso tramite il passato di tre donne, la zia Margit del famoso eccidio da cui tutto prende avvio da un lato, la nonna Maritta e l’anziana Agnes (sopravvissuta ad Auschwitz) dall’altro. Sono queste due donne che, tramite i loro diari, hanno lasciato all’autore uno spezzone fondamentale del passato di due famiglie – una ebrea l’altra nobile – legate da un crimine atroce da cui la nonna ha sempre cercato di assolversi. Spetta al nipote riannodare i fili di quei crimini, per sé stesso e per le altre vittime involontarie del passato. Perché, in fondo, c’è un sottile filo rosso che lega le generazioni, e per quanto possano essere distanti per usi e costumi, queste si incontrano nel

patto segreto di noi discendenti, nipoti dei carnefici o delle vittime. Tutti noi andiamo a prenderci qualcosa, un pezzo di esistenza.

Anche se questo passato restituisce una scomoda verità, alla fine chi siamo noi, e chi sono i discendenti per giudicare? A queste conclusioni arriva infine l’autore, che si domanda se noi tutti, sempre pronti a giudicare,

saremmo intervenuti di fronte a un’ingiustizia o saremmo rimasti muti come mia nonna? Ci saremmo assunti il rischio? Ma soprattutto, corriamo mai dei rischi?

Un racconto, questo, che è una attenta analisi di sé stessi e del modo in cui le azioni dei nostri avi hanno potuto condizionare la nostra vita. Se avevate intenzione di leggere questo libro, spero di aver fatto un po’ di chiarezza su cosa vi aspetta e di aver sciolto le vostre reticenze.

A presto!

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