Carissimi BookLovers,

eccomi “finalmente” a parlarvi di questo avvincente romanzo che, se ancora non l’avete fatto, dovete assolutamente leggere se amate i thriller psicologici. Ho trovato un po’ difficile organizzare questa opinione in modo da non fare troppi spoiler, quindi vi avviso che alla fine ho deciso di dividere l’articolo in due parti – una prima linea guida per chi ancora non l’ha letto e una seconda in cui vi parlo delle mie teorie al riguardo (attenzione spoiler!!!). Se quindi non avete letto il libro proseguire oltre la parte a voi dedicata sarà a vostro rischio e pericolo. 😛

Autore: S.K. Tramayne
Anno pubblicazione: 2015
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 306
Prezzo: 16,90

Trama Garzanti

A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l’isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sorella gemella Lydia. Niente le distingueva: stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quell’isola nel mare della Scozia. Lì, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l’inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, stranamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: “Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io”. Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarle l’anima. Cos’è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?

La mia opinione…

…per chi non ha letto il libro

Ecco un libro che si divora e tiene incollati alle pagine, perché il desiderio di risolvere il mistero che aleggia intorno all’identità delle gemelle è troppo forte. Quando l’ho comprato, chissà perché, mi aspettavo una storia diversa, eppure le mie attese non sono state deluse. Complice una scrittura fluida, una trama avvincente e la giusta carica di suspense che rivela – non rivela, lasciando il lettore alla continua ricerca di indizi, l’autore ha creato un thriller a tinte lievemente horror veramente avvincente. Basato sul racconto in prima persona della madre – intervallato da quello più raro in terza persona del padre – il romanzo è ricco di contraddizioni che spingono il lettore a cercare la verità fra le voci presenti.

I due adulti, Sarah e Angus, si ritraggono l’un l’altro in modo poco gratificante, facendo intendere al lettore l’esistenza di tante microfratture nel loro rapporto che il soggiorno in Scozia porta ad amplificare. Non è però chiaro leggendo se i problemi della coppia siano antecedenti o seguenti la morte della figlia, Lydia. Il ritratto meno positivo è sicuramente quello di Angus, l’alcolizzato padre amorevole che ha perso il lavoro e ora decide di portare la sua famiglia in un’isoletta della Scozia fuori dal mondo, quasi a voler fuggire. Da chi? Da cosa? Angus è mosso da un odio profondo verso la moglie, la ritiene responsabile della morte della figlia, eppure non si capisce per quale motivo quel fatidico incidente dovrebbe ricadere su Sarah. Lei è, invece, il ritratto della madre amorevole, mossa dal desiderio di salvare l’ultima delle sue figlie dall’abisso in cui potrebbe trascinarla la morte della sorella. Certo, appare come una donna distrutta, fragile e desiderosa di ricominciare, ma chi non lo sarebbe dopo la morte della figlia? In mezzo a questa tensione fra genitori si trova la piccola Kirstie, persa dopo la morte della sorella gemella. Le due bambine sono identiche salvo per alcuni tratti del carattere: più riflessiva Lydia, più vivace e movimentata Kirstie. Non c’è modo di distinguerle, per cui quando la bimba sopravvissuta afferma di essere Kirstie perché non crederle? Eppure a quattordici mesi dalla scomparsa della sorella, ecco che la bambina afferma di essere Lydia. E la situazione sprofonda in un turbinio di paura che solleva un quesito: la piccola gemella morta è ancora con la sua famiglia e chiede giustizia? La gemella rimasta sta sviluppando problemi psicologici dopo la morte della sorella? L’atmosfera cupa dell’isoletta in cui la famiglia ha trovato rifugio non sembra il luogo migliore per affrontare il crescente disturbo di personalità della bambina, che si sente sempre più estraniata dai coetanei e si convince di poter parlare con la sorella morta. La cerca eppure ne è terrorizzata. In tutto questo non è chiaro perché i genitori invece di nascondere la testa sotto la sabbia non portino la figlia in visita da uno psicologo per superare un evento troppo traumatico per una bimba che ha visto l’altra metà di sé morire sotto i suoi occhi. Il libro è dunque pieno di interrogativi che solo le pagine di epilogo potrebbero sciogliere. E non vi pentirete della lettura!

… per chi ha letto il libro

Avete presenti le domande di cui ho imbastito la prima parte dell’articolo? Ecco, ora vorrei darvi la mia opinione al riguardo. Devo dire che Tremayne è stato bravissimo a sviarmi costruendo il personaggi di Sarah in modo che creasse empatia con il lettore e disegnando Angus come l’orco cattivo. Benché le infedeltà di Sarah non siano approfondite nell’ottica del rapporto con il marito, alla fine proprio la persona descritta meno positivamente protegge la moglie, cerca di tenere unita la famiglia e di perdonare Sarah usando la sua amnesia come espediente per dimenticare i suoi continui tradimenti. Ma il personaggio che suscita più interrogativi è la bambina: è Kirstie? è Lydia? possibile che un bambino possa essere per quattordici mesi un altro? Penso chi il dubbio mi rimarrà, e che lo stesso scrittore abbia lasciato volontariamente ambigua l’identità della bimba. D’altra parte si può essere qualcun altro se questo qualcuno è parte di te, è il tuo riflesso, è la tua stessa anima. Le gemelle sono complementari, amano scambiarsi le personalità e la mancanza di una delle due ha portato l’altra ad immedesimarsi e a fondere le due personalità. Tutto inizia però quando Sarah si sta riprendendo e ha smesso di assumere i farmaci che hanno consolidato l’amnesia. Inoltre veniamo a sapere che Lydia era la preferita della madre mentre Kirstie lo era del padre. A questo punto mi domando: e se la bambina fosse davvero Kirstie che, resasi conto che la madre non ricorda l’accaduto e memore  di quanto soffrisse per la sua predilezione verso la gemella, si sia voluta sostituire alla sorella per far felice la madre e prendersi finalmente l’amore che prima era destinato a Lydia? I due genitore si trovano a supportare due tesi opposte: la madre convinta di aver ritrovato Lydia e il padre di avere con se Kirstie. La bimba si trova a dover rispondere alle aspettative dei due genitori, costruendosi quasi una doppia personalità, cercando la sorella ma avendone al contempo paura. La piccola morta è ancora con la sua famiglia? In realtà penso che l’elemento “paranormale” non esista per niente. Nessuno spettro segue la gemella viva, solo il suo riflesso negli specchi le ricorda la sorella e la porta a pensare che lei sia lì e voglia prendere il suo posto. Non dimentichiamoci infatti che la gemella viva è convinta di aver ucciso la sorella, che torna a vendicarsi di lei. Quando, alla fine del libro, Sarah, sola nella casa in cui ha recuperato la memoria, crede di dormire con Lydia che invece non si è mossa dal suo letto e di sentire Kirstie che la chiama, è ormai una donna con i nervi a pezzi e l’equilibrio mentale instabile. Impossibile capire dove racconti il vero e dove, invece, inizi la finzione. L’epilogo svela ma lascia comunque quell’aura misteriosa che si riscontra in tutto il romanzo. La bimba è dunque Kirstie? Secondo me a quel punto diventa irrilevante, le due gemelle si sono talmente fuse che, venuta a mancare Sarah – il vero elemento destabilizzante per la bambina – lei è libera di essere semplicemente sé stessa. E per il padre è stata sempre e solo Kirstie.

Eccomi giunta alla fine. Questa opinione è stata una faticaccia. Ma non potevo non cercare il confronto su un libro che anche alla fine lascia molti dubbi e perplessità, anche nel finale.

A questo punto vi aspetto per commentare insieme.

A presto!

Annunci