“Con i resti di una vita passata gettati sul sedile posteriore, faceva ritorno a un tempo lasciato molto prima. A un luogo dove aveva cominciato una vita felice e spensierata e dove questa vita aveva preso la peggior direzione possibile.”

Carissimi BookLovers,

ben tornati tra queste pagine. Oggi vi parlo finalmente dell’ultimo libro di Wulf Dorn che ho letto. Dopo i pareri discordanti a cui sono giunta leggendo La Psichiatra e Phobia, ho quindi iniziato a leggere Il Superstite con grandi aspettative, poiché volevo capire in che direzione sarebbe andato il mio giudizio su Dorn.

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Autore: Wulf Dorn
Anno prima pubblicazione: 2010
Editore: Corbaccio
Pagine: 435
Prezzo: €9,90

Trama

Jan Forstner è un giovane e brillante psichiatra che convive con l’angoscia del suo passato. Costretto a mettere in discussione il suo lavoro e la sua vita privata torna a Fahlenberg, dove tutto è cominciato, dove suo fratello Sven è scomparso nel nulla una fredda notte di venticinque anni prima. Il fantasma di quella notte non l’ha mai abbandonato e Jan cerca in ogni modo di scoprire cosa sia successo a Sven. Nel frattempo la città viene scossa dal terribile suicidio di una giovane paziente della Waldklinik, dove Jan ha trovato lavoro. Un caso molto simile a quello della giovane Alexandra Marenburg, il cui padre non ha mai smesso di cercare la verità proprio nella clinica in cui era ricoverata. Legato indissolubilmente al suo passato, Jan cerca di fare luce sui terribili eventi di tanti anni prima, senza immaginare che il pericolo è molto più vicino di quanto possa credere.

La mia opinione

Wulf Dorn ci porta nuovamente a Fahlenberg e alla Waldklinik, luoghi cari ai lettori de La Psichiatra. E ci regala un’altra storia forte, intensa e coinvolgente. Dopo la delusione di Phobia ho ritrovato in questo libro l’autore che avevo tanto apprezzato nella mia prima lettura.

Il passato è l’ancora da cui il protagonista Jan Forstner non riesce a staccarsi. Legato indissolubilmente alla morte di Alexandra Marenburg e alla scomparsa del fratellino Sven, Jan cerca di snodare i fili di quella notte che ha segnato per sempre il suo destino e quello della sua famiglia. E diventa suo malgrado protagonista delle misteriose morti e aggressioni che il suo ritorno in città sembra aver scatenato.

L’autore si conferma abile nel creare un intreccio di personaggi psicologicamente ben tratteggiati e una sequenza di eventi che non lasciano spazio alla prevedibilità. Mentre fatti inspiegabili iniziano a ruotare intorno alla Waldklinik, Dorn ci regala su un piatto d’argento una serie di personaggi che potrebbero essere i possibili colpevoli. Figure fragili, spesso dimenticate dalla società e, proprio per questo, facilmente additabili. Eppure la ricerca del colpevole, per il lettore, non è facile. Nascosta nell’ombra e poco sospettabile si cela infatti una figura le cui azioni sono da ricercare in un passato sconosciuto a tutti e in un’apparenza di rispettabilità che la mette al di sopra di ogni sospetto. Un personaggio che riesce a trincerarsi dietro al suo equilibrio e alla sua posatezza e ad apparire l’unico veramente integerrimo.

Il libro si conferma un intenso viaggio nella mente umana, con i suoi scherzi, le sue omissioni, la sua capacità di celare varie personalità in un unica figura, di istigare il dubbio fra essere e apparire perché nessuno è come sembra e la realtà può essere distorta dalla capacità di manipolazione di chi ci circonda.

Sono felice di aver ritrovato in questo libro il Dorn che mi era mancato nella precedente lettura. Ritornano ingredienti come l’imprevedibilità, un intreccio carico di aspettative, una narrazione che invoglia ad andare avanti per scoprire nuovi risvolti.

E voi, cari lettori, avete letto questo libro? Cosa ne pensate?

Vi aspetto per commentare insieme.

A presto!

 

 

 

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