“Tutti commettiamo degli errori, pensò Sarah, ma non è mai troppo tardi per pentirsi. Se verremo perdonati, questo è un altro paio di maniche, non dipende  – più da noi. Ma nessuna punizione può mai cancellare il male commesso”.

 

Carissimi BookLovers,

dopo avervi parlato in modo così entusiasta de La Psichiatra, ho reperito altri due libri di Wulf Dorn. Come sapete sto leggendo in questi giorni Il Superstite quindi, in attesa di finire questo terzo libro, vi parlo di Phobia, che ho iniziato con grande trepidazione, visto il successo della precedente opera.

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Autore – Wulf Dorn
Anno prima pubblicazione – 2013
Casa editrice – Corbaccio
Pagine – 321
Prezzo – € 16,60

Trama

È una notte fredda a Forest Hill, tranquillo quartiere residenziale a sud di Londra. Sarah Bridgewater ha appena calmato il figlio Harvey, colpito da un terribile incubo. Qualcuno in giardino lo stava osservando. Con la calma propria del suo ruolo di madre Sarah rassicura il suo bambino, ma poco dopo l’incubo diventa reale. Il marito Stephen dovrebbe stare fuori casa per lavoro qualche giorno, eppure Sarah lo sente rientrare. Gli va incontro, ma l’uomo di fronte a Sarah non è suo marito. Si comporta come Stephen, indossa gli abiti di Stephen, guida la macchina di Stephen, parla come lui, conosce particolari intimi della loro vita insieme, ma non è suo marito. E come era arrivato, l’uomo scompare. Suo marito sembra scomparso nel nulla eppure nessuno vuole aiutare Sarah, neanche la polizia le crede, eppure lei è convinta che non possa trattarsi di allontanamento volontario. L’unico a cui può affidarsi nella sua personalissima ricerca è l’amico psichiatra Mark Beherendt. Insieme i due iniziano a seguire le tracce seminate dall’uomo misterioso, che però sembra sempre un passo avanti a loro. Chi è il misterioso aggressore? Che fine ha fatto Stephen? Chi si cela dietro una scia di morti e sparizioni all’apparenza casuali e scollegate fra loro?

La mia opinione

Come già detto, ho letto questo romanzo sulla scia de La Psichiatra, e come può succedere dopo aver letto un libro così appassionante, sono rimasta perplessa e anche un po’ delusa da Phobia. Un titolo intrigante, una storia che ha un potenziale da thriller psicologico di tutto rispetto e che invece scade in una narrazione un po’ lenta, in un gioco preda – predatore che però non incarna la tensione e l’inquietudine che ci si aspetterebbe. Il personaggio di Sarah viene tratteggiato con le sue paure e le sue imperfezioni di essere umano, ma il movente che spinge l’uomo misterioso ad agire e che si basa proprio sulle debolezze di Sarah appare molto forzato. Disegnato a tratti come un pazzo dalle tendenze criminali, a tratti come apparentemente dotato di una spiccata lucidità e consapevole del suo modo di agire, il personaggio si pone come un benefattore, e spiega le sue azioni come necessarie. Anche se a tratti sembra muoversi più per intenti egoistici che per aiutare Sarah. La sua è sicuramente una storia toccante e profonda, ma proprio per questo la sua giustificazione alle sue azioni criminali appare debole e inconcludente e non del tutto capace di redimerlo.

Anche se la sua vicenda personale e le sue motivazioni vengono svelate, rimangono sia la dualità di una figura vendicatrice e al tempo stesso custode di Sarah sia l’ambiguità delle sue azioni. Il finale aperto non aiuta il lettore a capire meglio se in fin dei conti il suo progetto abbia sortito l’effetto sperato. Peccato manchi, inoltre, la giusta carica di suspense, ho trovato infatti che il gioco dell’uomo fosse fin troppo palese e solo in alcuni tratti lascia ancora qualche briciola da scoprire al lettore.

Phobia rimane comunque un buon libro, anche se il consiglio è di leggerlo con minori aspettative rispetto a La Psichiatra, e di prenderlo per un discreto thriller che si legge ma coinvolge e appassiona molto meno del suo predecessore.

E voi, avete letto questo libro? Cosa ne pensate?

Vi aspetto per commentare insieme!

A presto!

 

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