“Capivo che il silenzio che regnava non era il silenzio dell’abbandono, bensì quello dello spavento, dell’orrore. Il silenzio del male. Perfino la natura tratteneva il respiro”

Carissimi BookLovers,

bentornati fra queste pagine. Oggi vi parlerò di un thriller firmato da Charlotte Link, una delle scrittrici tedesche più apprezzate degli ultimi anni. Io avevo già avuto modo di conoscerla attraverso i suoi romanzi a sfondo storico Venti di Tempesta e Passioni perdute, ma devo dire che in quel caso non l’amai particolarmente. Invece con questo libro mi sono ricreduta notevolmente e per questo non posso che parlarvi di questa emozionante lettura.

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Autore – Charlotte link
Anno prima pubblicazione – 2009
Casa editrice – Tea
Pagine – 522
Prezzo – € 9,80

 

Trama

La piccola cittadina di Scarborough, nello Yorkshire, è sconvolta dagli omicidi di una giovane studentessa e di un’anziana. Nonostante la diversa vittimologia, l’investigatrice Valerie Almond sembra ravvisare delle similitudini nelle modalità dell’assassinio. Mentre la polizia cerca di trovare un collegamento fra le due vittime, le persone più vicine all’anziana uccisa vengono a conoscenza di una storia accaduta più di sessant’anni prima, quando durante la guerra arrivò in una sperduta fattoria dei dintorni un bambino ritardato di cui nessuno, per decenni, conobbe l’esistente. Una vicenda tragica, in cui il piccolo, ribattezzato da chi doveva prendersi cura di lui Nobody, viene per anni maltrattato e dimenticato. È nelle pagine di quel diario che potrebbe trovarsi la soluzione degli omicidi. Davvero le vittime sono collegate? La storia di Nobody potrebbe spiegare la scia di morti che sta insanguinando la piccola località di villeggiatura?

 

La mia opinione

Eccoci davanti a un ottimo esempio di thriller. Ho preso questo libro incuriosita dal leggere qualcosa di diverso di questa autrice che, come già detto, non avevo precedentemente apprezzato in modo particolare. Da subito la lettura mi ha catturato e più andavo avanti, più mi calavo nel ruolo di investigatrice cercando di sondare la psicologia dei possibili colpevoli dell’omicidio dell’anziana Fiona Barnes e di sostituirmi alla sprovveduta investigatrice Almond. Infatti, pur essendo l’omicidio Barnes successivo a quello della giovane Amy Mills, è solo in occasione del secondo assassinio che la polizia inizia ad avere seri elementi su cui lavorare.

Vecchietta arzilla ed egoista, Fiona Barnes viene uccisa crudelmente dopo aver rovinato la festa di fidanzamento della dolce e solitaria Gwen Beckett con lo squattrinato e affascinante Dave Tanner. Tutti i presenti alla festa potrebbero essere i colpevoli. Tanto più che alcuni di essi nascondono un passato o vivono un presente che li porta subito sotto i riflettori e si macchiano nel corso della narrazione di menzogne che portano inevitabilmente a sospettare di loro.

Il ritrovamento del diario di Fiona, in cui la donna racconta l’oscuro passato che la lega a Chad Beckett, padre di Gwen, e al piccolo Nobody, diventa il centro focale della storia, portando il lettore a domandarsi più volte quale dei presenti possa aver avuto interesse a punire Fiona per una storia di mezzo secolo prima di cui non avevano mai sentito parlare. A impantanare ancora di più le indagini l’ispettrice Almond, il cui profilo rivela una donna piena di dubbi, desiderosa di chiudere il caso, disposta a qualsiasi forzato collegamento per riuscire nell’intento di assicurare alla giustizia il colpevole degli omicidi. Eppure il suo operato rivela delle falle anche banali. Il lettore è portato dunque a chiedersi perché l’ispettrice non rispetti anche i più classici standard di indagine dei quali siamo abituati a sentir parlare.

La risposta è, però, semplice. I personaggi creati dalla Link coinvolgono proprio perché imperfetti e umani e l’autrice è abile a svelarne passo dopo passo la complessa psicologia. Non troviamo quindi la super poliziotta piena di intuizioni geniali; il futuro marito Dave Tanner è un fallito in cerca di riscatto e di un’assicurazione sul futuro; la dolce Gwen è una donna timida, remissiva, incapace di affrontare il mondo reale; la nipote di Fiona, Leslie, è un medico in carriera dalla vita affettiva in pezzi; Jennifer Brankley, amica di Gwen, fugge dal suo passato e da un presente di depressione; Fiona è stata una donna fredda ed egoista; Chad Beckett è un uomo isolato dal mondo, privo di sentimenti e di interesse alcuno per il prossimo.

La narrazione incalzante, il ritmo veloce ma non frettoloso, e il procedere della storia su due livelli – il presente e il diario sugli anni della guerra – invogliano il lettore a continuare per scoprire quale possa essere davvero il collegamento con gli omicidi. Nessun elemento reale sembra lasciar intendere al lettore chi sia il vero colpevole. I più avveduti possono però, come in ogni thriller che si rispetti, ricordare la regola che il più probabile è in realtà il meno coinvolto. La soluzione non è per il lettore impossibile, e il finale commuove ma non assolve nessuno dalle proprie colpe.

“Perché nessuno ama guardare la sua colpa negli occhi”.

 

E voi, cari lettori, cosa pensate di questo libro? Vi aspetto per commentare insieme!

A presto!

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