In ogni storia è racchiusa una morale; in alcune può essere difficile trovarla e, dopo averla trovata, è così povera e piccola che non valeva la pena schiacciare il guscio per quella noce rinsecchita.

Carissimi BookLovers,

ho da poco finito di leggere uno dei romanzi che avevo in lista praticamente da anni. Finalmente ce l’hai fatta!!! Direte voi… Eh si, finalmente, per questo voglio parlarvi a caldo di questo romanzo, certo non fra le ultime uscite, ma sempre un classico da non perdere.

Autore – Anne Brontë
Anno prima pubblicazione – 1847
Editore – Oscar Classici Mondadori
Pagine – 236

Trama

Protagonista e io narrante, Agnes Grey decide di lasciare la propria casa e di diventare istitutrice con lo scopo di dimostrare le proprie capacità oltre che di aiutare la famiglia in difficoltà economiche. Impiegata prima e per pochissimo tempo presso la famiglia Bloomfield e in seguito con più successo presso la famiglia Murray, Agnes si confronterà in questo percorso di crescita personale e professionale con un mondo, quello della buona società, al quale era del tutto estranea ma che non riuscirà a intaccare il suo valore morale e la sua integrità. Né a far vacillare in lei l’incrollabile fede in un futuro più roseo e segnato dall’amore.

La mia opinione

L’integrità morale è a mio avviso il tratto caratteristico della giovane Agnes. Figlia di un pastore, cresciuta fra i sani principi, abituata a fuggire atteggiamenti maleducati, ostili, di vanità, a non essere continuamente elogiata e giustificata per le sue mancanze, nella sua carriera di istitutrice Agnes deve invece scontrarsi con modelli (dis)educativi opposti ai suoi principi e nei quali in buona parte si renderà conto di non poter fare breccia, a partire dagli stessi genitori dei suoi giovani allievi. Infatti

“la vicenda è giocata sul contrasto tra il rigore morale, la solida stabilità di Agnes e la vacua instabilità, la corruzione della buona società in cui la giovane donna si muove”.

La protagonista si rivela dunque

“una figura di sorprendente modernità nella sua piena consapevolezza, nella implacabile lucidità con cui osserva il mondo che la circonda”.

Incline a non venir meno ai propri principi, Agnes va fiera proprio di quelle doti di pazienza,

“incrollabile fermezza, assoluta diligenza, instancabile perseveranza”

che invece le vengono criticate come incapacità di coinvolgere i propri allievi e di scendere a patti con loro. Anne Brontë gioca sui contrasti fra genitori-figli e istitutrice fino a quando anche per la povera Agnes – vessata, mira delle perfide manipolazioni dei suoi giovani allievi, inascoltata e criticata da genitori permissivi – arriverà il momento del riscatto e della felicità, lasciando per contro l’immagine di futuro dolore che si prospetta per una delle sue giovani allieve.

Anne Brontë pubblica il romanzo nel 1847 con lo pseudonimo di Acton Bell ma nonostante la linearità della storia e la chiarezza delle descrizioni, per il senso religioso che aleggia nell’opera (i riferimenti religiosi cospargono infatti tutto il libro e muovono i passi di Agnes e degli altri personaggi virtuosi) o forse proprio per i suoi tratti moraleggianti, il libro ebbe un successo limitato rispetto ai più famosi capolavori delle sorelle Charlotte e Emily. Nello stesso anno escono infatti Jane Eyre – che con Agnes Grey condivide il ruolo di istitutrice ma le cui vicende personali si arricchiscono di risvolti assenti nella lineare e semplice vita della sua corrispondente – e Cime Tempestose – un caso editoriale che per narrazione e principi ispiratori si pone all’opposto della fatica della giovane Anne.

Diciamo che io sono di parte, adoro il periodo storico e le autrici inglesi che fanno capolino dalla loro comoda vita di campagna per mettere nero su bianco vizi e virtù della società dell’epoca. Forse rispetto alle sue contemporanee Anne Brontë risulta troppo “perfetta”, troppo “moraleggiante”, troppo “religiosamente orientata”, ciò nonostante il libro rimane molto attuale per il ruolo della giovane nel sistema lavorativo dell’epoca e per i contrasti del sistema educativo dell’istitutrice con quello dei genitori. Un libro dunque che, da questo punto di vista, fornisce ancora oggi spunti di riflessione. Uniti poi al diletto di una narrazione lineare, fresca, intelligente si pone come un romanzo gradito, interessante e di facile lettura.

E voi cari lettori, cosa ne pensate? Avete già letto questo libro?

A presto!

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