“La pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione – questo è il mio sogno. L’istruzione per ogni bambino e bambina del mondo. Sedermi a scuola a leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto”

Carissimi BookLovers

Domenica 27 marzo il Pakistan è tornato sotto i riflettori della cronaca. Un kamikaze si è fatto esplodere in un parco giochi di Lahore. Nel mirino, secondo la stampa internazionale e le rivendicazioni fondamentaliste, la comunità cristiana che quel giorno festeggiava la Pasqua.

In realtà il parco era frequentato anche dalla maggioranza musulmana, a conferma che il fondamentalismo e il terrorismo non hanno religione e che a pagare le conseguenze di tanta efferata violenza sono gli innocenti e coloro che non si sottomettono alle loro regole. Non basta infatti essere un buon musulmano per essere salvi. Lo sa bene Malala Yousafzai, che ha condannato questo attacco dalle pagine social del Malala Fund, esprimendo la sua vicinanza alle famiglie delle vittime. Proprio in quei giorni io finivo di leggere il libro che la giovanissima premio Nobel per la Pace ha scritto a quattro mani con la giornalista Christina Lamb. Una strana coincidenza, che mi ha dato però spunto per inaugurare questo articolo, di cui non solo Malala ma il Pakistan tutto sono protagonisti.

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Autore – Malala Yousafzai; Christina Lamb
Anno prima pubblicazione – 2013
Casa editrice – Garzanti
Pagine – 272
Prezzo – € 12,90

Chi legge il libro, infatti, deve sapere che si avventurerà in un’opera di stile saggistico in cui l’infanzia e l’adolescenza di Malala sono scandite attraverso le vicende socio-politiche del Pakistan. Un impianto che rende la narrazione sicuramente non leggera, ma di cui non si potrebbe fare a meno. L’attualità e la politica pakistana hanno infatti reso Malala l’eroina che combatte con l’inchiostro e la carta per il diritto all’istruzione dei bambini tutti e delle donne in particolare.

Si potrebbe dire che il destino abbia reso Malala la giovane combattente che è oggi. Figlia prediletta del padre in un paese in cui sono i figli maschi il vero orgoglio, Malala viene da una famiglia modesta, la madre analfabeta e il padre che ha lottato con tutti i mezzi per poter studiare e realizzare il suo sogno, aprire una scuola. Proprio il padre ha inculcato in Malala il valore dell’istruzione rendendola sin dall’infanzia partecipare del suo impegno politico liberale-progressista. Ma ancor prima, quando alla sua nascita le diede il nome di un’eroina afghana morta combattendo contro l’esercito britannico.

“Quando nacqui, la gente del mio villaggio commiserò mia madre e nessuno si congratulò con mio padre. (…) Per molti pashtun, quello in cui nasce una femmina è un giorno triste. (…) Ma mio padre è diverso (…), disse che subito dopo la mia nascita si era «innamorato» di me. E spiegava a chiunque lo stesse a sentire: «So che c’è qualcosa di diverso in questa bambina»”.

E le sue sensazioni erano esatte. Dalla città di Mingora, nella valle dello Swat, regione nord occidentale del Pakistan, fino a Birmingham, Malala è diventata un modello da seguire a livello internazionale per il suo coraggio, la sua caparbietà, la sua ostinazione a non scendere a compromessi.

Anche se l’episodio che l’ha consacrata all’attenzione internazionale non poteva essere dei peggiori. Molti di noi hanno sentito parlare di Malala per la prima volta quando il 9 ottobre 2012 fu vittima di un attentato da parte dei talebani. Ma questa giovane attivista era già nota da anni in Pakistan dove, proprio grazie al padre, aveva iniziato la sua personale battaglia per l’istruzione parlando alle grandi assemblee, confrontandosi con i politici, rilasciando interviste ai giornalisti locali e internazionali.

Quando i talebani arrivano nello Swat, Malala ha circa 10 anni. In poco tempo la pacifica vita della valle viene sconvolta. Fra gli altri un editto vieta alle donne di andare a scuola. Malala ancora una volta è in prima fila e scrive anonimamente un blog in cui racconta la vita delle donne sotto l’egida dei talebani.

“Cominciavo a vedere che la penna e le parole che ne escono possono essere molto più potenti delle mitragliatrici, dei carri armati o degli elicotteri”.

Perché Malala è consapevole che il messaggio dei talebani nasce da una malsana interpretazione del Corano e che la minaccia fondamentalista è come un mostro invisibile che allunga i suoi tentacoli minacciando i riformatori che si oppongono alla nascita di un sistema islamico. Dalle pagine del suo libro confessa

“Io ero confusa dalle parole di Fazlullah. Nel Santo Corano non c’è scritto da nessuna parte che solo gli uomini possono andare fuori mentre le donne dovrebbero lavorare tutto il santo giorno in casa”.

Il diritto all’istruzione di tutti i bambini, e di tutte le donne in particolare, diventa lo strumento per superare il fondamentalismo, per vincere la battaglia contro i talebani che proliferano dove non ci sono cultura e conoscenza. E proprio la cultura è il filo conduttore di questa famiglia, da quel padre che lottò contro la balbuzie diventando un carismatico trascinatore a quella figlia così consapevole che

“studiare, leggere, fare i compiti non era solo un modo come un altro di passare il tempo, era il nostro futuro”.

Sicuramente la vita di Malala sarebbe continuata senza intoppi se avesse accettato di interrompere gli studi, se avesse indossato il burqa, se avesse smesso di mostrarsi in pubblico, se si fosse lasciata corrompere e trasportare dalla paura. Se si fosse sottomessa ai talebani sicuramente non sarebbe stata ferita sull’autobus che da scuola la riportava a casa. Sicuramente oggi sarebbe nella sua amata valle. Oggi sarebbe a casa se non avesse avuto la forza di dire

“Questa è la mia vita e come decido di viverla sono affari miei”.

Ma quello che spicca nel leggere queste pagine è la normalità della sua vita. Il ritratto che scopriamo pagina dopo pagina è quello di una ragazza come tante che ama ballare, raccontare barzellette e che convive con pregi e difetti che non ha paura di mettere a nudo. Scopriamo quindi la Malala bambina che ha la tentazione di “rubacchiare” e combatte contro questa sua debolezza, la Malala gelosa dei suoi lunghi capelli che ama acconciare sotto il velo, Malala che litiga e si riappacifica mille volte con la sua migliore amica, Malala assettata di lettura, Malala che ama essere sempre la prima della classe e prendere i voti più alti, Malala che si appassiona a Twilight e Ugly Betty, Malala che canta e balla sulle note delle canzoni di Justin Bieber. La ragazza accanto all’attivista, la normalità della quotidianità accanto all’eccezionalità della sfida ai talebani, la spensieratezza accanto alla maturità.

Miei cari lettori, quando ho iniziato questo libro sapevo già che mi avrebbe interessata e coinvolta totalmente. Leggere di queste donne e delle loro lotte non può che portarci a riflettere sul duro lavoro che ancora abbiamo da fare per le donne, ovunque in tutto il mondo. E ringraziare che ci siano giovani così forti e coraggiose. Malala è il ritratto dell’eroina moderna, anche se penso, se ho imparato a conoscerla un po’ attraverso le pagine del suo libro, che questo appellativo non le piacerebbe molto. Perché lei combatte per giustizia, non per riconoscimenti. Altrimenti la paura l’avrebbe già fermata.

E voi, avete letto il libro di Malala? Cosa ne pensate?

Vi aspetto per commentare insieme.

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